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Il principe - Cap.21 - Mira la depravata
09.03.2026 |
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"Mira gemette più forte, venendo di nuovo, il corpo che si contraeva intorno alle nostre lingue..."
Mira non tornò mai quella di prima. Il vuoto che aveva sentito dopo la festa - dopo aver perso Rowan, dopo aver accettato ogni cosa senza più dolore - si era allargato, diventando una fame diversa. Non era più rassegnazione passiva. Era fame attiva. Cruda. Insaziabile.All’inizio fu sottile. Dopo l’ospite che aveva scopato Thorne e poi noi, Mira iniziò a toccarsi da sola più spesso. Non di nascosto: lo faceva sul letto, davanti a noi, le gambe spalancate, le dita che entravano e uscivano dalla figa bagnata, il clitoride sfregato con violenza. Gemava forte, senza vergogna, gli occhi fissi su Thorne o su di me.
"Guardatemi," diceva. "Guardate come sono bagnata. Come voglio venire."
Thorne la guardava sempre, il cazzo che si induriva senza toccarlo. Io mi univo: mi sedevo accanto a lei, le infilavo le dita nella figa mentre lei si masturbava, le leccavo i capezzoli gonfi di latte, succhiando forte fino a farla schizzare. Mira veniva urlando, il corpo che si inarcava, ma non si fermava. Voleva di più. Sempre di più.
Poi arrivò la depravazione vera.
Una mattina, dopo aver bevuto la pozione anti-gravidanza (la stessa fiala amara che prendevo io, ormai routine per entrambe), Mira si inginocchiò davanti a Thorne.
"Piscia su di me," disse. Voce calma, ma occhi accesi. "Voglio sentirlo. Voglio berlo."
Thorne esitò solo un secondo. Poi rilassò la vescica. Il getto caldo le colpì il viso, le labbra aperte, la lingua fuori. Mira bevve a sorsi profondi, ingoiando con gemiti bassi, le mani che si muovevano tra le cosce per masturbarsi. Quando finì, si leccò le labbra.
"Ora tu," disse a me.
Io mi posizionai sopra di lei. Pisciai sul suo viso, sul seno, sulla figa. Lei bevve, si strofinò il piscio sulla pelle come olio, venne forte mentre lo faceva, il corpo che tremava. Da quel giorno divenne rituale: ogni mattina, dopo la pozione, una di noi pisciava sull’altra. A volte tutte e tre insieme, in cerchio, bevendo a turno, masturbandoci mentre il liquido caldo ci bagnava.
Mira iniziò a chiedere cose che prima non avrebbe mai immaginato.
"Leccami il culo dopo che Thorne mi ha scopato," mi disse una sera. Thorne la prese da dietro, venendo dentro di lei. Quando uscì, il seme che colava, Mira si mise a quattro zampe. Io mi inginocchiai dietro, leccai il seme dal suo culo, la lingua che entrava profonda, pulendola mentre lei gemeva e si masturbava. "Sì... mangialo... puliscimi..."
Thorne guardava, eccitato, e si masturbava piano. Mira lo vide.
"Ora piscia nel culo," gli ordinò. Thorne obbedì: rilassò la vescica, il getto caldo entrò nel suo culo già bagnato di seme. Mira gemette forte, venendo solo per quello, il corpo che si contraeva intorno al liquido.
La depravazione crebbe ogni giorno.
Mira iniziò a chiedere di essere legata. Usavamo le corde di seta che Roderick aveva lasciato. La legavamo al letto, polsi e caviglie spalancati, e la usavamo per ore: Thorne le scopava la figa mentre io le leccavo il clitoride, poi invertivamo, io che la scopavo con le dita mentre Thorne le pisciava in bocca. Mira veniva ripetutamente, urlando senza ritegno, il latte che schizzava dai seni ogni volta che un orgasmo la travolgeva.
Una sera chiese: "Voglio che mi usiate come una latrina." Si mise in ginocchio, bocca aperta, culo in aria. Thorne le pisciò in bocca, io le pisciai nel culo, poi lo leccammo insieme, mescolando i nostri fluidi con la lingua. Mira venne senza toccarsi, solo per l’umiliazione, il corpo che tremava in spasmi violenti.
Non c’era più limite. Mira era diventata depravata come me - forse di più. Ogni atto era un modo per riempire il vuoto: più era degradante, più la faceva sentire viva. Thorne seguiva, bevendo da lei, da me, scopandoci entrambe, accettando di essere scopato quando volevamo. Io ero la loro complice: leccavo, pisciavo, scopavo, venivo con loro in un groviglio di corpi bagnati e gemiti.
Roderick non tornava quasi mai. Quando lo faceva, ci scopava velocemente - me per prima, poi Mira se ne aveva voglia - e usciva. Non sapeva quanto fossimo cambiate. O forse non gli importava.
Mira, una notte, mentre eravamo tutte e tre intrecciate sul letto, coperte di piscio e seme, sussurrò:
"Non voglio più fermarmi. Voglio essere così. Sempre. Vuota dentro, piena fuori."
Thorne la baciò.
"Lo saremo."
Io annuii.
"Lo saremo."
La depravazione non era più punizione. Era la nostra vita. E Mira, più di tutti, la abbracciava con fame totale.
Dopo la visita dell’ospite e la sua promessa di tornare, Mira cambiò ancora. Il vuoto dentro di lei non era più solo rassegnazione: era diventato potere. Un potere oscuro, depravato, che la faceva sentire viva solo quando controllava il piacere e il dolore degli altri. Thorne ed Elara lo capirono quasi subito.
Una mattina, dopo aver bevuto la pozione amara, Mira si alzò dal pagliericcio e si avvicinò al letto dove Thorne dormiva ancora. Lo svegliò con un calcio leggero alla coscia.
"Alzati," disse. Voce bassa, ma ferma. "Sul letto. Mani dietro la schiena."
Thorne obbedì senza domande. Si sdraiò supino, le mani intrecciate dietro la testa. Mira prese le corde di seta rimaste da una vecchia sessione di Roderick e gli legò i polsi al telaio del letto. Poi si mise a cavalcioni sul suo viso, la figa già bagnata premuta contro la bocca.
"Leccami," ordinò. "Fino a farmi venire. Non fermarti. Non respirare se non te lo dico io."
Thorne iniziò a leccare: lingua che sfregava il clitoride, entrava nella figa, succhiava le labbra gonfie. Mira si muoveva lenta, i fianchi che ruotavano, le mani sui seni che strizzava i capezzoli fino a far colare latte. Gemette forte, venendo una prima volta con un grido strozzato, il corpo che tremava sopra di lui. Ma non si fermò. Continuò a cavalcarlo, soffocandolo quasi, costringendolo a leccare senza sosta.
Io guardavo dal pavimento, eccitata. La figa pulsava, le dita che già sfregavano il clitoride. Mira mi vide.
"Vieni qui," disse. "Lecca il mio culo mentre lui mi lecca la figa."
Mi inginocchiai dietro di lei. Le separai le natiche con le mani e infilai la lingua nel suo culo, leccando profondo, sfregando la parete interna mentre Thorne lavorava sotto. Mira gemette più forte, venendo di nuovo, il corpo che si contraeva intorno alle nostre lingue. Il latte schizzò dai capezzoli, colando sul petto di Thorne.
Quando finì, si alzò. Thorne ansimava, il viso lucido dei suoi umori, il cazzo duro e pulsante contro il ventre.
"Non venire," gli ordinò Mira. "Non osare. Resta duro per me."
Poi si voltò verso di me.
"Tu. A quattro zampe. Culo in aria."
Obbedii. Mira si mise dietro di me, le dita che entravano nella mia figa, tre, poi quattro, spingendo profondo. Mi scopò con la mano, il pugno che si apriva dentro di me, facendomi urlare di piacere e dolore misto. Venni forte, il corpo che tremava, ma lei non si fermò. Continuò a spingere, facendomi venire ancora, il latte che le colava dai seni sul mio culo mentre mi scopava.
"Sei la mia puttana," sussurrò. "Lecca il mio latte dal pavimento."
Mi fece inginocchiare, leccare il latte che aveva schizzato a terra. Lo feci, la lingua che raccoglieva ogni goccia, mentre Thorne guardava legato, il cazzo che pulsava senza sollievo.
Mira si sedette sul letto, le gambe spalancate.
"Ora scopami, Thorne. Ma solo quando ti dico io."
Lo slegò. Lui si avvicinò, entrò nella sua figa con un gemito. Mira lo fermò subito.
"Piano. Non venire. Scopami fino a farmi venire, poi fermati."
Thorne obbedì: spinte lente, profonde, controllate. Mira venne di nuovo, urlando, le unghie che gli graffiavano la schiena. Poi lo spinse via.
"Ora Elara. Scopala tu."
Thorne entrò in me, spingendo forte. Mira si sedette sulla mia faccia, la figa premuta sulla bocca. Io leccai, succhiai, mentre Thorne mi scopava. Mira venne ancora, il latte che mi colava sul viso. Poi ordinò:
"Venite insieme. Ora."
Thorne accelerò, venne dentro di me con un grugnito, io venni subito dopo, il corpo che si contraeva intorno al suo cazzo. Mira si alzò, sorrise.
"Bravi," disse. "Da oggi comando io. Quando voglio. Come voglio. Il vuoto è mio. E voi lo riempirete."
Da quel giorno Mira divenne la regina del vuoto. Ordinava: legava Thorne e lo masturbava fino al bordo, negandogli l’orgasmo per ore; mi faceva leccare la sua figa mentre Thorne la scopava da dietro; ci faceva scopare tra noi mentre lei guardava e si masturbava, venendo solo quando eravamo esausti. Ogni atto era un comando: "Leccami il culo mentre Thorne ti scopa", "Succhiate il mio latte insieme", "Venite quando ve lo dico io".
Thorne e io obbedivamo. Non per paura. Per fame. Il vuoto di Mira ci aveva contagiati. E la depravazione era diventata la nostra unica regola.
Roderick non tornava ancora. Ma quando sarebbe tornato, avrebbe trovato una nuova regina nella sua stanza.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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